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La santoreggia

Poco conosciuta ai nostri tempi, la santoreggia – chiamata anche erba acciuga – può vantare un passato glorioso: ai tempi dei Greci e dei Romani era l’ingrediente principale per aromatizzare le salse e le pietanze a base di carne e pesce. Oltre alle sue qualità culinarie, la santoreggia era una pianta molto amata anche perché le erano attribuite delle proprietà afrodisiache tanto che era dedicata al dio Dioniso. 

 

Simile al timo per l’intenso profumo, la santoreggia può essere coltivata nell’orto domestico (vedi orto verticale  o fai da te) impiegata in cucina – sempre come aggiunta a fine cottura – per sfruttare al meglio il suo sapore aromatico lievemente pungente in piatti a base di verdure e legumi. È un peccato che la santoreggia non venga presa molto in considerazione in cucina, infatti ha la capacità di rendere più digeribili le pietanze e di tenere a bada gli effetti dei disturbi intestinali. 

 

Nei vecchi rimedi della nonna si può ritrovare la santoreggia come palliativo delle infiammazioni orali o come decotto che, aggiunto all’acqua del bagno, è ottimo per tonificare e purificare la pelle.

 

I suoi deliziosi fiorellini bianchi o rosa, poi, sono perfetti per abbellire il  balcone di casa. 

 

 

 

 

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