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Il piatto unico e i bimbi

Sono un tipo pratico, lo sono sempre stata.
Sin dalla giovane età ho sempre amato apprendere per esperienza diretta, riservando alle teorie il giusto spazio ma mai permettendo loro di prendere il sopravvento sulla pratica.
Ecco perché ritengo che il piatto unico e i bimbi debbano aver modo di conoscersi nella maniera più semplice ed efficace, ovvero attraverso la sperimentazione.
Quando ho un po’ di tempo mi piace coinvolgere attivamente il mio bimbo nella realizzazione dei piatti che servo in tavola, trovo che maneggiare gli alimenti sia un momento incredibilmente formativo. È l’occasione di gettare le basi per le abitudini del domani, far conoscere nuovi sapori (è in questi momenti che mio figlio assaggia senza capricci) e poi si sa, a molti bimbi piace pasticciare in cucina!

 
Da mamma sono perfettamente cosciente della moltitudine di comportamenti a cui ci abituano i nostri piccoli, soprattutto a tavola. C’è chi vuole sempre le stesse cose, chi è inappetente, chi assaggia tutto.
Mio figlio appartiene alla prima categoria, è difficile per me introdurre nuovi alimenti nella sua dieta poiché lui mal tollera i cambiamenti.
Per il momento scelgo composizioni semplici e allegre fatte di alimenti a lui graditi, ai quali affianco sapori nuovi nell’intento di stimolare quantomeno domande e curiosità.

 
Dopo averti spiegato come e perché ho scelto di introdurre il piatto unico in famiglia in questo articolo, ho pensato di raccontare come ho trovato un piccolo equilibrio a tavola con il mio bimbo. Convinta che l’approccio pratico sia molto utile per mettere in relazione il piatto unico e i bambini.

Il piatto unico e i bambini in 5 mosse


Come detto in precedenza, ritengo che l’approccio pratico aiuti a fissare le informazioni, mio figlio inoltre già in più di un’occasione aveva dimostrato interesse vedendomi lavorare in cucina. Ho voluto quindi cogliere la palla al balzo coinvolgendolo. In che modo?

1. Scelgo il momento migliore


Ovvero quando ho più tempo per raccontare la preparazione e qualche informazione sugli ingredienti ma anche per riordinare poi.
Nel mio caso è la sera l’unico momento in cui riesco a sganciarmi da molte attività e posso dedicare spazio alla preparazione del pasto ma anche al mio bimbo, oppure nel weekend.

2. Riservo uno spazio a questa attività


Il tavolo della cucina. Per me è un po’ più scomodo ma è più raggiungibile dal mio bimbo. Qui pianifichiamo i pasti e li realizziamo.

3. Varietà di proposte


Propongo alimenti confortevoli ma affianco ad essi qualche novità. Senza nemmeno accorgersene mio figlio assaggia, e in questo modo sto lentamente ampliando la varietà di alimenti graditi da Andrea.

4. Lascio che si sporchi


Beh sì, lo lascio libero di concentrarsi su ciò che fa senza preoccuparsi di sporcare. Un piccolo sacrificio per una buona causa!

5. Assegno piccoli compiti


Poiché Andrea è un tipino molto preciso, gli affido qualche compito che gli dia soddisfazione.
Gli faccio sbucciare le verdure (ha solo 4 anni ma è già molto capace) e in particolar modo ho scelto di fargli assemblare i piatti. Prepariamo assieme le pietanze del nostro piatto unico e poi lascio che sia lui a disporle. In questo modo gli insegno la differenza tra legumi, cereali e così via.
Non importa se il risultato estetico è soddisfacente, è il procedimento che reputo educativo e ricco di significato.

 
Cinque passaggi nei quali ho trovato un grande aiuto e che funzionano quasi sempre per inserire nel piatto di Andrea tutto ciò che dovrebbe esserci. Incluse le proteine.
Preparare il pasto assieme al mio bimbo offre momenti indimenticabili; vederlo apprendere giocando è uno dei risultati più gratificanti che potessi sperare di avere.

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