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Il buongiorno si vede dall’esercizio fisico

La maggior parte delle cose belle della vita si ottengono affrontando un certo grado di fatica. Partorire e allevare un bambino costa fatica. Studiare e acquisire competenze, fare carriera, aiutare gli altri, esprimere la propria creatività sono tutti esempi di attività che ci ripagano immensamente ma che costano un certo grado di sforzo. La maggior parte di noi accetta le regole della vita e affronta così le fatiche che gli vengono richieste.
 
Ma una di queste cose belle che richiedono sforzo, la più immediata e forse meno complessa, ossia imparare a curare il proprio corpo, appare per un numero enorme di persone difficilissima.
 

Italiani, popolo di sedentari

Le stime indicano che circa 24 milioni di italiani sono completamente sedentari. E la maggior parte dei non sedentari va poco oltre qualche camminata nel corso della settimana. Cosa ci frena? La mancanza di conoscenze? Questa può spiegare solo in parte tale refrattarietà nei confronti dell’uso del corpo. Oggi tutti sanno che muoversi fa meglio che stare fermi e basta ben poco per acquisire quel minimo di basi per poter affrontare l’attività fisica con regolarità e sicurezza. E allora da cosa dipende la nostra sedentarietà?
 

Davvero ci manca il tempo per l’esercizio fisico?

Molti rispondono dalla mancanza di tempo. Eppure anche in questo caso la realtà appare diversa da come ci piace descriverla. In una ricerca recente sull’uso della tecnologia, i ricercatori hanno tracciato con una specifica applicazione l’uso del telefono cellulare nei partecipanti. È emerso che in media al giorno guardiamo il telefono 85 volte e passiamo circa 5 ore a navigare su internet. Questo è circa un terzo del tempo che passiamo da svegli e più del doppio di quello di cui ci rendiamo consapevolmente conto. Di queste ore più di 2 sono passate in totale distrazione. Secondo i dati ogni 11 minuti c’è una distrazione e sono necessari circa 25 minuti per riprendere la concentrazione dopo ogni distrazione.
 
E poi ci giustifichiamo dicendo di non avere tempo? In realtà il tempo è solo un riflesso delle nostre priorità: c’è sempre per le cose che mettiamo in cima alla lista. Eppure ci sono persone che ce la fanno, uomini e donne capaci di organizzarsi e trovare il loro ritmo.
 

Dare all’esercizio fisico la giusta priorità

Giovani e meno giovani che capiscono che fare attività fisica regolarmente può aver risvolti positivi sulla loro vita a 360 gradi, sul corpo e sulla mente. In fondo non è poi così difficile: basta alternare un’attività di tipo aerobico, come per esempio la camminata veloce, con un’attività muscolare, come per esempio i pesi o la ginnastica anche a corpo libero, e aggiungere un po’ di esercizi per la flessibilità. La combinazione di questi stimoli crea un adattamento completo e profondo del corpo. Ma perché questo avvenga sono necessari due ingredienti potentissimi: costanza e progressione.
 
Costanza perché l’attività fisica per dare effetti completi deve diventare una routine regolare e non un semplice gesto sporadico che potremmo chiamare piuttosto “movimento”. Progressione perché il corpo necessita di un regolare aumento dello sforzo per spingersi sempre più in là nel miglioramento della salute o della prestazione.
 
Ricerche recenti suggeriscono che siano necessari in media 66 giorni per dare vita a una nuova abitudine. In questo periodo di pratica deliberata è soprattutto il nostro cervello ad adattarsi. I neuroni coinvolti nel nuovo comportamento si rafforzano in un processo detto di neuroplasticità. Diventano via via capaci di inviare segnali più potenti che vanno a sostituire quelli di qualche vecchia abitudine nociva. Sembra fantasia, invece si chiama neuroscienza. Se puoi, sfrutta delle reti di supporto, amici che già fanno sport, familiari più organizzati di te o cerca almeno di evitare in questi 66 giorni cruciali di farti deviare da chi vuole continuare con vecchie e malsane abitudini.
 
Una volta superata la soglia in cui fare esercizio diventa parte della tua routine quotidiana, nulla e nessuno ti distoglierà. Provare per credere.

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